
E succede che sono entrata in una libreria per ritirare dei libri che avevo ordinato.
E' stata la prima volta che ho avuto paura.
Nel senso che ho immaginato di voler scrivere un libro, anzi di essere proprio in procinto di farlo, e di vedere il mio nome tra tutti quei nomi e il mio titolo tra tutti quei titoli.
C'era Doris Lessing, tra quei nomi, un premio nobel, mica pizza e fichi, Roth, Simenon.
C'era la Divina Commedia, c'era la Colonna Infame ma anche L'ombra dello scorpione e Israel Lobby.
E io ho immaginato il mio tra quelli, con una copertina color carpaccio di salmone andato a male e il mio nome scritto in nero, minuscolo. Spesso ma non molto, sottile ma non molto, una roba che non spacca ecco. Ho immaginato di prenderlo tra le mani e di annusarlo. Odore di carta media. Il carattere l'ho immaginato piccolissimo, che un presbite non se lo può comprare, salvo che non decida di operarsi.
E allora mentre immaginavo tutto questo ho avuto paura. Paura che il mio libro non fosse all'altezza degli altri.
Mi sono innervosita, ho pensato che le librerie alla fine sono dei luoghi snob...basta guardare la gente che le frequenta. Ho pensato che c'è un sacco di gente che compra i libri e non li legge, li compra perchè fa fico averne tanti in casa.
Ho capito che dovevo uscire da questo flop.
Allora ho pensato che il mio libro sarebbe stato talmente particolare che sarebbe diventato un "caso".
Non approfondito il tipo di "caso", sono uscita dal flop, dalla libreria e ho deciso che questa roba la dovevo scrivere.



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